Il momento peggiore era la sera, dopo cena. Guardavo il soggiorno e avevo l’impressione di vivere in una casa perennemente in disordine: telecomandi sparsi, caricabatterie sul tavolo, giacche sulla sedia, buste della spesa piegate a metà sulla credenza. Non era sporco, ma sembrava sempre tutto “in mezzo”.
La cosa che mi dava più fastidio è che ogni tanto compravo doppioni: un altro paio di forbici perché “non le trovo mai”, un altro caricatore, un altro pacco di mollette. Poi, settimane dopo, saltavano fuori dal posto sbagliato. Soldi buttati e casa ancora piena.
Non erano troppi oggetti, era il giro che facevano
Per un po’ ho pensato: “Ho troppe cose, devo liberarmi di metà casa”. In realtà, quando ho iniziato a svuotare un cassetto alla volta, mi sono accorta che non era così tragico. Avevo un numero normale di penne, forbici, tazze, cavi. Il problema era che non avevano un posto chiaro dove tornare.
Un esempio: le chiavi di riserva stavano in un bicchiere dietro ai bicchieri da vino. Le batterie nuove erano in bagno, insieme ai cerotti. Le istruzioni degli elettrodomestici, infilate nella cartellina dei documenti del Comune.
Ogni volta che serviva qualcosa, perdevo dieci minuti a cercarla. Nel frattempo, accumulavo “soluzioni veloci”: un altro paio di forbici prese all’IKEA, un altro bloc-notes perché “non ne ho mai uno sotto mano”. Mi sono resa conto che stavo pagando in due modi: piccoli acquisti inutili e tempo perso ogni giorno a cercare le stesse tre cose.
La piccola mappa di casa che non avevo mai fatto
Non avevo voglia di fare decluttering da manuale, con scatole nuove e grandi pulizie. Ho fatto una cosa più pigra ma sostenibile: ho ridisegnato i “posti” di casa, stanza per stanza, in base a dove usavo davvero le cose, non a dove “dovevano” stare in teoria.
Ho preso un foglio e ho segnato solo questo:
- cosa cerco spesso e non trovo mai
- dove finisce di solito, cioè il posto sbagliato
- dove avrebbe senso trovarla davvero
- se avevo già un contenitore lì vicino
Per i caricabatterie, per esempio, ho deciso che l’unico posto sarebbe stato una scatolina nel mobile TV, vicino alla presa che uso di più. Ho spostato tutto lì, senza comprare nulla, usando una vecchia scatola da scarpe bassa.
Le forbici: un paio in cucina, un paio nel cassetto dell’ingresso, basta. Quelle spaiate trovate in giro le ho tolte dalla circolazione. La cosa importante è stata decidere un solo posto ufficiale per ogni categoria che mi creava casino visivo e doppioni di spesa.
Dopo qualche settimana: meno confusione, meno doppioni
Non è diventata una casa da rivista, ma la sensazione di disordine si è abbassata molto. Quando qualcosa resta in giro, so subito che non è nel suo posto e lo rimetto lì senza pensarci troppo. Non devo più “ragionare” ogni volta su dove infilare un oggetto.
Dopo un mese, sugli scontrini della spesa ho notato una cosa: erano spariti i piccoli acquisti tampone, tipo forbici, penne, mollette, bloc-notes. Non era una cifra enorme, ma sommando mese su mese è una spesa che non mi manca.
In più, quando apro un cassetto, so già che cosa ci trovo: meno tempo a cercare, meno nervoso e meno voglia di comprare contenitori, organizer e altre cose per “mettere a posto”.
Non ho comprato quasi nulla per organizzare: ho usato scatole vuote, barattoli, vaschette del gelato. Alla fine non mi serviva più spazio, mi servivano meno posti sbagliati.







